La protagonista di Lucciola è nata appena fuori Cernobyl’ nel 1986, l’anno in cui è esploso il reattore nucleare. Cresce ai margini del disastro in una terra ferita, in un’Unione Sovietica sull’orlo del disfacimento, tra “bambini radioattivi”, raccolti contaminati e vite sospese.
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In questo paesaggio di miseria e trauma, sono le donne a custodire la normalità e a coltivare la memoria: una madre mai registrata all’anagrafe per sfuggire a Stalin, una nonna sopravvissuta ai nazisti e poi accusata di tradimento, una giovane donna infatuata di Majakovskij e un’altra che usa le sue lunghe trecce per pescare. Figure eccentriche, vitali e tenaci che trasformano il dolore in resistenza. Da Buenos Aires, dove è emigrata con la sua famiglia, Natalia Litvinova infrange il silenzio che sua madre ha calato su quel passato, per raccontare la storia di queste donne e di un luogo e un momento incisi nel corpo collettivo dell’umanità. A quarant’anni da quell’evento, intrecciando realismo e mito, ironia e poesia, Lucciola indaga l’eredità invisibile della Storia, illuminando la forza di chi ha continuato a immaginare possibile la vita.
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