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26/02/2021Ha colpito tutti i lettori il libro di Hisham Matar per la cronaca giornalistica che si intreccia alla vicenda personale dell'autore, calata in un contesto storico descritto con grande talento e pathos. Abbiamo constatato la nostra scarsa conoscenza della storia del continente africano e della vergognosa vicenda coloniale italiana, in Libia come in Etiopia. E anche la poca dimestichezza con i fatti più recenti, dal colpo di stato di Gheddafi alla sua caduta. Il libro ci ha quindi portati a riflettere su eventi dei quali non avremmo altrimenti avuto consapevolezza. Una ricostruzione storica profonda e dettagliata, una denuncia della soppressione dei diritti umani perpetrata ad opera di una dittatura sostenuta dal tacito assenso dell'Occidente. Abbiamo apprezzato i legami famigliari raccontati da Matar, contraddistinti da un profondo attaccamento ma anche da grande dignità e rispetto. Dignità che i protagonisti non perdono nemmeno durante la drammatica prigionia, nonostante le torture e le continue minacce di morte, seguitando a far sentire la loro voce, come Jaballa che insistentemente recita poesie dalla sua cella. La difficoltà di abbandonare la ricerca del padre e di giungere alla verità spinge Matar ad incontrare mediatori, figure losche e melliflue, che nulla possono garantire. La trama quindi si infittisce sempre di più celando più che rivelando i dettagli della scomparsa di suo padre. Il desiderio di ritrovarlo e persino quello di dare almeno una risposta definitiva alla domanda che Hisham si pone da oltre vent'anni si scontrano così con la cruda realtà fino alla perdita di ogni speranza. Hisham vive in uno stato di sospensione perché gli è impossibile elaborare quel lutto mai confermato. La famiglia Matar è in fondo una famiglia privilegiata, di grandi possibilità economiche, e ciò nonostante si ritrova a vivere l'orrore della carcerazione e della persecuzione. L'autore ha l'opportunità di raccontare e portare alla luce una tragica realtà a differenza delle migliaia di persone che hanno perso la vita e la libertà in quelle stesse carceri. Un libro che si legge lentamente, per digerire i fatti e per assimilare tutte le ripercussioni emotive che questi innescano nei protagonisti, non ultimo l'impossibilità di dire addio ad una persona cara che sparisce all'improvviso. Matar ci consegna la sua storia che si identifica pienamente con il luogo delle sue origini di cui continuerà a ricordare la luce. Alla fine è proprio la riconquista di una parte di sé e delle proprie radici a trasmettere al lettore un senso di compiutezza. Non c'è un lieto fine, eppure la dolcezza che la famiglia finalmente riunita in Libia comunica al lettore è di grande conforto. I personaggi che più rimangono impressi sono lo zio Mahmoud e il nonno Hamed, vissuto oltre cent'anni e che ha attraversato quindi un secolo di storia. Ci sono infine piaciuti i riferimenti alle opere d'arte che l'autore descrive, il suo modo unico di vivere l'esperienza artistica collegandola alle sue vicende personali e anzi trovando un nesso con quanto gli accade. Una vicenda autobiografica terribile e intensissima che ha coinvolto tutti i lettori grazie ad una scrittura asciutta ma mai impersonale.Hai trovato utile questo commento?
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28/01/2021Alla maggior parte dei lettori il libro di Matar è piaciuto: un non-romanzo che è insieme denuncia, cronaca, documento storico e narrazione privata, ma soprattutto un lungo e tortuoso percorso di ricerca del padre e delle proprie radici. La narrazione si presenta da principio con un taglio giornalistico per poi introdurre le vicende e i ricordi personali, alternando i piani temporali in cui i fatti si svolgono: questo ha creato non poche difficoltà all’inizio della lettura per il repentino cambio di registro, di luogo e di tempo. L’aspetto più apprezzato è stato il valore attuale dell’opera che porta a conoscenza eventi storici poco noti. Il libro racconta una vicenda personale che si inserisce però in un contesto storico e politico più ampio che riguarda anche vari stati occidentali, complici di regimi dittatoriali in paesi che non riescono a conquistare la democrazia per i troppi interessi economici e politici. L’esilio di Hisham e della sua famiglia, lo sradicamento dalla propria terra, il bisogno ossessivo di ricercare il padre, o quantomeno una risposta definitiva sulla sua sorte, hanno coinvolto quasi tutti i lettori. La determinazione del figlio diventa così incalzante e irrinunciabile, nel tentativo di rendere giustizia al padre e poterne allo stesso tempo onorare la memoria. La sua sfida nei confronti dell'autorità del regime si protrae nonostante nel profondo Hisham sia ormai consapevole che non arriverà mai alla verità. Una vicenda forte, che colpisce per la sua attualità e i richiami a casi più recenti.Hai trovato utile questo commento?
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