«Perché sono andato là? Che cosa mi ha attratto?» Il 21 aprile 1923 nella Casa di cura Bellevue a Kreuzlingen, un paziente tenne una conferenza, per cosí dire, di congedo. Raccontando di un lontano e decisivo viaggio in New Mexico, l'ospite voleva dimostrare la riconquistata «sanità» dopo l'internamento.
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Per farlo, per arrogarsi una (momentanea?) vittoria sui propri demoni, parlerà del serpente, «simbolo universale inteso come risposta alla domanda: da dove provengono la distruzione elementare, la morte e il dolore nel mondo?» Quel paziente era Aby Warburg e la conferenza, lungi dall'essere la «confessione di uno schizoide (incurabile), consegnata agli archivi dei medici dell'anima», divenne uno dei testi piú affascinanti e influenti della cultura novecentesca, dalle enormi ricadute per la storia dell'arte, la filosofia, l'antropologia, le scienze umane, per la nostra comprensione della magia e del potere delle immagini. Per la prima volta presentiamo qui, a cura di Maurizio Ghelardi, la versione originale (manibus auctoris) della conferenza - parzialmente diversa dalla versione di Fritz Saxl e Gertrud Bing pubblicata nel 1939 e nota da allora con il titolo Il rituale del serpente - arricchita dall'integrale apparato iconografico e da un'ampia scelta di Frammenti. Completano il volume la prefazione di Giorgio Agamben e un saggio di Monica Ferrando.
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Monografia
Descrizione
Un *viaggio tra gli indiani Pueblo. "Il rituale del serpente" e la sua origine EINAUDI, 20/10/2026